Recensioni / Reviews

Daniele Poletti e Pierfrancesco Biasetti su “Cinque testi tra cui gli alberi (più uno)”

Metafisica dell’ovvio è il titolo di una annotazione di Daniele Poletti e Pierfrancesco Biasetti, apparsa in «Floema», sul secondo libro della Serie Benway, Cinque testi tra cui gli alberi (più uno) / Five Pieces, Trees Included (Plus One), di Michele Zaffarano.

Il secondo volume della collana Benway series dedicata alle scritture di ricerca e edita da Tielleci è l’ultimo lavoro di Michele Zaffarano.
Questa breve raccolta di poesie civili, tradotte in inglese nello stesso volume da Damiano Abeni e Moira Egan, si inserisce nel solco segnato dalla nuova scrittura di ricerca in Italia, per la quale può essere preso come punto di riferimento il libro “Prosa in prosa”, edizioni Le Lettere – 2009, che comprende oltre a testi di Zaffarano, anche di Marco Giovenale, Andrea Raos, Andrea Inglese, Gherado Bortolotti, Alessandro Broggi.
La definizione di poesie civili per questi 6 (cinque più una premessa) testi non deve essere abbracciata nel senso più comune cui siamo abituati pensando, diciamo, a quel genere di poesia che va da Brecht fino a Pasolini, passando per Neruda e la Beat Generation. Quando ci troviamo a leggere i testi di Zaffarano la definizione di “poesia civile” può risultare fuorviante, se non addirittura provocatoria. Ma la chiave di volta, posta come premessa al libro (“La cognizione del dolore”), permette di dare un’interpretazione più articolata, rispetto al congedo di gratuità o provocazione.
I testi di primo acchito appaiono come poesie, ma solo nella forma: c’è una versificazione, si va a capo, c’è molto bianco, ma ciò non è altro che l’ultimo bagliore di una stella scoppiata eoni fa. All’interno di questo guscio formale ci troviamo ad esperire una scrittura orizzontale, un elettrocardiogramma piatto, dove stile retorica e soggetto sono stati oggetto di un’attenta epurazione. C’è un approccio definitorio, descrittivo ma inteso in sensoiperverista, pur essendo lampante l’assenza di un’assoluta fede per il dato scientifico. Si adotta infatti un approccio impersonale in questi testi: in nessun modo l’autore sembra connotare ciò che ci presenta col candore dell’oggettività, quasi nella forma dell’abbecedario; ma allo stesso tempo questo modus scribendi risulta distante dalla pretesa scientista di restituire il reale nei suoi aspetti più puri e cristallinamente non fenomenici. In effetti queste poesie potrebbero essere considerate come “Nozioni minime sul reale ad uso di nuovi nati o extra terrestri”; non c’è la pretesa di esaurire un luogo o un oggetto, se ne danno alcune indicazioni basilari per coadiuvare le funzioni cognitive. [continua la lettura]

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