Recensioni / Reviews

Massimiliano Manganelli su “Arco rovescio” di Giulio Marzaioli [Semicerchio]

Semicerchio – Rivista di poesia comparata, 2014

Una recensione di Massimiliano Manganelli

Da anni ormai, Giulio Marzaioli ha preso a esplorare un terrain vague non molto frequentato, situato ai confini tra letteratura e arte, per adoperare subito due termini espliciti e alquanto ingombranti. Per dirla ancor meglio, il suo lavoro di poeta procede in una direzione che, all’ingrosso, si potrebbe definire come spazializzazione della parola. Si tratta di un percorso ben definito all’interno del quale le precedenti Quattro fasi hanno costituito uno snodo essenziale e di cui Arco rovescio (Benway Series, 2014) rappresenta probabilmente il campione estremo, ove la perlustrazione di tale spazio intermedio si fa di gran lunga più evidente.

Mai come in questo caso, infatti, ci si trova davanti a un libro che potrebbe valere di per sé, quale puro prodotto visivo (a Marzaioli è caro il termine installazione), giacché tanto l’alternanza tra scrittura e immagine quanto, soprattutto, lo stesso disporsi delle parole sulla pagina danno origine a un qualcosa che attiene maggiormente, appunto, al dato spaziale che alla temporalità propria del testo letterario. Il nesso più evidente che lega questo nuovo libro ai precedenti è la presenza ossessiva del bianco sulla pagina, di quel bianco che scaturisce dalla scomparsa progressiva dei vocaboli. È, questo, una sorta di basso continuo che innerva da anni la scrittura di Marzaioli, una delle sue etichette peculiari, e non solo la scrittura, poiché tale presenza ossessiona anche le sue opere visive (penso in particolare all’accecante Cavare marmo).

Accade dunque che la parola e l’immagine (fotografica) vengono sottoposte al medesimo procedimento di alterazione, condotto per mezzo della cancellazione e della sottrazione. Ciò non implica necessariamente l’annullamento del senso (circostanza in effetti non contemplata nel progetto), bensì una sua alterazione, dalla quale scaturisce anzi una risignificazione: resta comunque possibile, infatti, «fare i nomi sottraendo», come si legge nel testo.

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