Recensioni / Reviews

Carlo Bordini su «Cinque testi tra cui gli alberi (più uno)»

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di Carlo Bordini

Michele Zaffarano descrive il mondo come lo descriverebbe un marziano capitato per caso sulla terra. Direbbe: gli umani hanno due gambe, due braccia e una testa. Direbbe questo perché i marziani non hanno mai visto gli umani e questa notizia per loro è importante. Michele Zaffarano fa la stessa cosa, e finge di essere un marziano. Forse è un marziano. Cioè forse si considera così estraneo a questo mondo da osservarlo come se lui non ci entrasse per niente. E forse il problema è questo: Michele con questo mondo non vuole avere nulla a che vedere. Lo guarda dal di fuori. Intendiamoci: questa non è una critica sociale: è il manifesto della perfetta estraneità. Dato che la conoscenza del mondo è basata su una serie di convinzioni consolidate, su luoghi comuni acc
ettati da tutti al punto che nessuno se ne rende più conto, Michele li ripete: gli alberi sono alberi. Ma gli alberi sono veramente alberi? È questo il senso della poesia di Zaffarano. Una critica del linguaggio. Un beffardo ripetere una serie di convinzioni umane che nessuno dovrebbe ripetere perché sono convinzioni che tutti abbiamo nel cervello da anni senza il bisogno di pensarci. E Zaffarano cerca di farci pensare. Ma è vero che un albero è un albero? Come Magritte: questa non è una pipa.

Dietro l’apparente semplicità di Zaffarano, dietro i suoi balbettii infantili, dietro le sue ripetizioni di immagini già viste migliaia di volte, c’è il desiderio di insegnarci a vedere. E in fondo, lui si comporta come un bambino che vede il mondo per la prima volta e scopre che gli alberi sono alberi. I bambini, come il marziano, come Zaffarano, hanno bisogno di scoprire il mondo. E come i bambini aiutano gli adulti a vedere delle cose che vedevano da diecine di anni e che non si accorgevano più di vedere, perché il bambino scopre il mondo e lo trasmette agli adulti, Zaffarano ci trasmette questa consapevolezza o questo monito: guardate.

Ed è in questo senso che queste poesie possono definirsi, come le definisce l’autore nel sottotitolo, poesie civili. E anche la prima poesia, che non parla di alberi e di case ma di comunismo e di Gramsci, sembra voler dirci questo: queste affermazioni su Gramsci e sulla lotta di classe le conosciamo tutti, sono state ripetute migliaia di volte, ma guardatele come se fosse la prima volta e cercate di capire se vi ci riconoscete (Ancora?)…

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Michele Zaffarano, Cinque testi tra cui gli alberi (più uno) = Five Pieces, Trees Included (Plus One). English translation by Damiano Abeni (with Moira Egan). Colorno : Tielleci, 2013. – 96 p. : ill. ; 19,5 cm. (Benway Series ; 2)

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