Approfondimenti / Insights

Fotografia di ricerca. “Carta da viaggio” e “Sedimento”

…quando abbiamo conosciuto la cartafoto ci è sorta subito e spontanea la necessità di utilizzarla all’interno della nostra ricerca.

Un dialogo tra gli autori del progetto Guardo Divenire Immagine e Pietro D’Agostino

Il libro di fotografia sedimento (Gente di Fotografia Ed., 2019).

“Si tratta di una raccolta di immagini realizzate da Samuele Bianchi, Simone Letari e Simona Lunatici, frutto di un lento processo di osservazione dello spazio e di condivisione degli sguardi in esso, un percorso di attraversamento dei luoghi, inevitabilmente destinato talvolta ad allontanarsi, talaltra a sovrapporsi in una stretta connessione di vicinanza visiva”.


«Pietro, nel 2016 hai realizzato la scatola cartafoto da viaggio, preceduta dal libro Carta da viaggio/ Alight (Benway Series 7, 2014). Puoi presentare la tua idea?»

L’uso della cartafoto da viaggio, ovvero della sola carta fotografica senza l’ausilio di
alcun supporto ottico e in piena luce, poi trattata solo con un bagno di fissaggio, è
un’ulteriore possibilità di fare esperienza del mondo. Lasciare, abbandonare i fogli di
cartafoto nei luoghi, fa sì che la luce si depositi sul materiale sensibile attraversando
la materia di cui essi stessi sono costituiti. La volontà si manifesta solo nella scelta del
punto in cui abbandonare la cartafoto: la conseguenza è che si dissolve il nostro controllo sull’immagine all’interno di quella stessa porzione di spazio. Questo gesto radicale permette di esplorare e fare esperienza delle cose del mondo da un altro punto di vista, senza i filtri logicamente precostituiti del nostro sguardo. È una possibilità di osservare come ciò che ci circonda si relaziona tra di sé – e questo avviene sempre e normalmente – sia che ne siamo coscienti o meno. La luce si deposita sulla cartafoto amplificando le informazioni di quello che nel tempo accade intorno a noi.

«Già prima della realizzazione di questo volume era nata in noi autori l’idea di utilizzare la cartafoto all’interno della nostra ricerca. Quando abbiamo cominciato a lavorare a sedimento, la convinzione che fosse una parte integrante del lavoro si è rafforzata ancor di più. Questo titolo per noi ben rappresenta l’accumulo di esperienze che ci accomuna, sia vissute e condivise, sia di sguardi diversi, strettamente connessi in un dialogo. Nel caso dell’utilizzo della cartafoto, oltre all’esperienza fisica nello spazio, fatta camminando ed osservando insieme, entra in gioco anche il deposito della luce sulla superficie del foglio di carta fotosensibile. Dal tuo punto di vista, dove vedi una connessione con il nostro lavoro?»

Mi sembra interessante sottolineare un parallelismo con la vostra scelta di non denotare
ogni immagine con l’autore che l’ha realizzata. Decisione che si evidenzia anche nell’uso
della cartafoto, nel senso che vi è una fase iniziale che parte da una soggettività, ma il
risultato finale è dovuto ad una messa in campo di più elementi, una pluralità che lascia
un passo indietro l’importanza del singolo. Chiunque usi la cartafoto parte da un aspetto
soggettivo nella scelta del luogo, poi ci sono una sorta di variabili che intervengono nei
processi di apparizione dell’immagine. Si inizia da una singolarità che poi si diluisce e si
arricchisce in una dimensione più ampia, la pluralità.
In sedimento questa idea di pluralità si evidenzia con la scelta di non dichiarare la
paternità di ogni singola immagine, favorendo la fruizione del lavoro corale. Ogni singola
immagine è espressione della pluralità dell’esperienza di Guardo Divenire Immagine.

«Come abbiamo appena detto sopra, quando abbiamo conosciuto la cartafoto ci è sorta subito e spontanea la necessità di utilizzarla all’interno della nostra ricerca. Ne abbiamo intravisto immediatamente un mezzo di condivisione di esperienze, elemento fondamentale sia della tua ricerca che della nostra. Cosa ti aspetti dall’utilizzo della cartafoto da parte di altri autori?»

Rispondo a questa domanda con un’altra domanda, per me fondamentale, e che è sempre presente nel mio percorso sia lavorativo che di vita.
Quanto siamo disposti ad osservare in maniera differente ciò che ci circonda, a diversificare la nostra relazione con quello che consideriamo “il mondo”, partendo anche da un minimo spostamento del nostro punto di vista?»

 

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