Traduzione / Translation

La traduzione poetica: intervista a Carmen Gallo e Renata Morresi

Simona Menicocci intervista Carmen Gallo, traduttrice della nuova edizione di The Waste Land di T. S. Eliot, uscita per Il Saggiatore a maggio 2021, e Renata Morresi, che ha tradotto Zong! di M. NourbeSe Philip appena pubblicato per le edizioni Benway Series.

Morresi, quali difficoltà hai riscontrato nella traduzione del testo esploso di Zong!? E come le hai superate?

Non so se le ho superate, di certo ho cercato di affrontarle. Uno dei problemi è stato mantenere abbastanza aperti gli spazi tra i frammenti e i grappoli di parole, per via della fisiologica lunghezza dell’italiano rispetto all’inglese; questo mi ha costretta a tradurre gli spazi vuoti non come fossero meramente un certo numero di tabulazioni sulla pagina, ma come parte integrante del testo, spazi di relazione e di equilibrio. Un altro dei problemi è stato mantenere l’incomprensibilità: il linguaggio ha questa ostinata tendenza a significare nonostante tutto! È una battuta, ma è così: l’italiano è una lingua flessiva, con le parti del discorso spesso caratterizzate da una morfologia ingombrante, mentre l’inglese è più isolante e lo spostamento, e quindi l’ambiguità, tra parti del discorso è molto semplice, e non c’è bisogno di suffissi, declinazioni, marche di genere, tutte caratteristiche dell’italiano. Ho dovuto perciò tendere e torcere la lingua, forzarla ai suoi estremi, proiettarla di continuo in avanti, verso un possibile significato atteso ma non necessariamente compiuto. Molti dei giochi linguistici fatti da Philip non hanno un equivalente possibile in termini lessicali (per esempio: truth contiene ruth, che è un nome di donna che ricorre, la destinataria di una sorta di lettera disseminata, scritta da un marinaio roso dal senso di colpa, ma nel suo significato arcaico indica la pena, il lutto), tuttavia la sua procedura di fissione della lingua per ottenere ulteriori significati l’ho potuta adottare in modi sorprendentemente efficaci, producendo adattamenti inaspettati. È stato bello questo modo di muoversi attraverso i lemmi, i clusters, le pause, costruendo un discorso che fugge sempre un passo più avanti di chi legge. La traduzione ha seguito l’originale in questa qualità liquida del linguaggio. Spero che l’abbia anche incontrato. [Leggi l’intervista completa su La Balena Bianca]