Recensioni / Reviews/Traduzione / Translation

La traduzione non è un pranzo di gala. Né tantomeno un buffet [Pulp]

La polemica che ha accompagnato la pubblicazione italiana di Zong! – il poema di Marlene NourbeSe Philip – rivela uno spiraglio critico rilevante che attraversa letteratura, pensiero decoloniale e teoria della traduzione e che riteniamo utile approfondire. Dopo l’articolo di Lorenzo Mari, proseguiamo la discussione con questo intervento di Elena Basile

Note sulla traduzione italiana di Zong!, come narrato all’autrice da Setaey Adamu Boateng.

«Il 18 ottobre scorso è uscita su Pulp una riflessione di Lorenzo Mari sul caso della traduzione italiana di Zong! di M. NourbeSe Philip, pubblicata a giugno 2021 dalla Benway Series e condannata pubblicamente dall’autrice tre mesi più tardi, dopo lunghe e infruttuose contrattazioni private. Più che con il testo poetico in sé, la riflessione di Mari si misura con gli strascichi polemici causati dalla sua pubblicazione, situandoli all’interno di una serie di considerazioni storiche, geografiche, legali e spirituali complesse, non sempre però cogliendo adeguatamente il bersaglio e tratteggiando un quadro molto parziale delle ragioni di fondo che hanno portato alla situazione odierna. Una situazione in cui gli editori della Benway Series continuano a promuovere il libro come se nulla fosse, mentre in rete la petizione di NourbeSe Philip che ne chiede la distruzione e le scuse ufficiali degli editori italiani per non averne rispettato “i protocolli di cura” continua ad accumulare firme.

Premetto subito che quest’intervento, al contrario di Mari che si schiera esplicitamente con la Benway Series, si schiera a favore delle ragioni di Philip contro questa pubblicazione. Intervengo qui in qualità di traduttrice, di studiosa della traduzione, di persona italiana che vive e lavora a Toronto da venticinque anni, e soprattutto di persona che negli anni ha sia assistito alla presentazione delle prime versioni di Zong!, sia partecipato in prima persona all’evoluzione del testo in un rito annuale di veglia collettiva, la cui memoria corporea diretta e condivisa mi convince sempre più che le lezioni più importanti di questo testo sono ancora in fieri – e forse questa vicenda è una di esse.»

[continua la lettura su Pulp Libri]

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