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Forrest Gander, Essere con / Be With, Benway Series 14

Forrest Gander,
Essere con = Be With.
Con 6 fotografie di / With 6 photographs by Michael Flomen
Traduzione: Alessandro De Francesco.
Colorno : Tielleci, 2020. – 192 p. : ill. ; 19,5 cm.
(Benway Series ; 14).
978-88-98222-47-6 : 20€


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Annunciato dall’esergo «The political begins in intimacy» («La politica inizia nell’intimità»), Be With, del poeta (e comparatista) americano Forrest Gander, vincitore nel 2019 del Premio Pulitzer per la poesia con quest’opera, riesce in effetti a creare un legame senza soluzione di continuità tra il dramma individuale e la storia collettiva, ma anche con il mondo non umano, organico e inorganico. È tipica dell’opera di Gander, anche geologo, questa risonanza tra il corporeo dell’umano e il corpo della natura, a cui fa eco la coabitazione tra un lessico quotidiano, talvolta brutale, e un uso estremamente raffinato del vocabolario scientifico, spesso e volentieri geologico. Be With, inoltre, fa della perdita una delle sue linee guida, come indica il titolo con un ossimoro solo apparente, dato che la presenza e l’assenza sono qui unite indissolubilmente da un’identità storica e immanente all’umano e al mondo tutto. L’opera estende infatti – come è capace di fare la grande poesia – l’esperienza individuale a quella collettiva, declinando la perdita nelle sue forme archetipali, e facendo dell’io un noi tutti come anche un noi tutto, perché Be With non parla solo di tutti noi, ma anche del tutto che ci contiene.

Talvolta il legame tra l’umano e il politico si fa evidente anche al di fuori dell’impiego calcolato e sovversivo del lessico per entrare nella sfera tematica, come nell’importante serie «Evaporación: A Border History» («Evaporación: una storia di frontiera»). Qui i versi si fanno più lunghi e obliqui, con un impiego intenso di bianchi tipografici, mentre in altri punti del libro la versificazione fa prevalere la brevità e la verticalità. Vi sono inoltre sezioni in prosa, in particolare in quella sulla madre («Ruth»), dove il linguaggio diventa più letterale e meno concentrato, o parti miste in versi e in prosa, come nell’ultima sezione, «Littoral Zone» («Zona litoranea»), dove il linguaggio si fa più rarefatto e tecnico, volto a rendere il senso di un’organicità indefinita del reale più che dei singoli corpi che lo compongono – un’atmosfera questa che è riflessa dalle immagini in bianco e nero del fotografo Michael Flomen, che accompagnano qui le poesie di Gander.

Malgrado la complessità e la diversità delle sezioni che compongono il libro, è possibile identificare in Be With alcuni livelli narrativi o tematici intrecciati: storico-politico, organico, geologico-inorganico, e il livello della perdita, suddiviso tra quello in praesentia di «Ruth» e quello in absentia di un’altra perdita onnipresente, a cui il poeta spesso si riferisce con un «you» ma anche con un «us» che è un vero e proprio appello, una chiamata. Be With è una forma contemporanea di elegia e un racconto del dolore: «The voice singing in the kitchen isn’t your voice / There is no voice singing in the kitchen» («La voce che canta in cucina non è la tua / Non c’è nessuna voce che canta in cucina»); ma anche – e il suo valore risiede inoltre in questo contrasto irrisolto che innerva l’opera – un inno gioioso alla bellezza e al mistero della natura, della vita e dell’amore, che concepisce e ci fa concepire la poesia come una possibilità critica di accettare il reale, di recensirlo e accoglierlo in tutte le sue agglomerazioni e stratificazioni.

Alessandro De Francesco

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